Via dai musei.

Mia moglie, gran donna, in un museo a Venezia vide una scultura di Calder. Essendo intelligente, la toccò per farla muovere. Suonò l’allarme. Fosse stata un’opera di Bruno Munari, l’autore avrebbe preteso di controllare l’areazione, affinché la statua si muovesse con una spinta invisibile.Mia moglie si è comportata nel modo più giusto sia moralmente che artisticamente. Mi spiego: moralmente è sbagliato non dare la giusta importanza al fruitore, colui che paga il biglietto, presentando un oggetto privo della sua peculiarità, il movimento; artisticamente ha colto l’unico elemento mancante e vi ha posto rimedio. Non ho idea di quale reazione avrebbe avuto Calder, ma sono certo che il maestro Bruno Munari avrebbe applaudito, gonfio di piacere. Egli aveva a cuore l’opinione del fruitore e coltivava la speranza di slegarlo dalle convenzioni e vederlo guardare con occhio critico al mondo.
A conclusione il commento di mia moglie alla lettura della bozza di questo articolo: “S’intitolava mobile, per questo l’ho toccato”.

In questi lavori la grafica e la fotografia si mischiano, per questo li presento separati da quelli solo floreali. Anche se sembrano lavori di copia e incolla sono lavori complicati, che richiedono una cura e un’attenzione che si impiegano solo per i lavori fatti per se stessi. Ho passato molto del mio tempo libero dietro a questi lavori. Non sono molti e non credo mi capiterà più di crearne di nuovi.

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