Zona tecnica

Inserendo la fotografia nei Blues e passando a 300 px di risoluzione ho dovuto trovare nuovi parametri e nuovi modi di elaborazione.

I file, a quel punto enormi, sono esistiti soltanto nella produzione (elaborazione del prodotto artistico), compressi per favorirne la condivisione.
Rispondono quindi al desiderio di “pezzo unico”.

Se nei blues del secolo scorso ho usato solo la grafica digitale (rasterizzata), in questo secolo ho inserito foto realizzate con fotocamera digitale che, grazie alla funzione IMPORTA di Photoshop elements, acquisivo a 300 pixel di risoluzione.
I file superavano di molto i 100 MB, diventando impossibili da gestire: nei progetti si salva spesso (Salva col nome per ogni variante), si uniscono spesso i livelli e si cambia dimensione al quadro, tutte operazioni che creavano tempi di attesa esasperanti.
Ho quindi lavorato su file piccoli per realizzare i diversi moduli, visto che volevo crearne molte varianti. I Blues nati da quei lavori sono stati salvati in JPG (compressione a perdita di dati) su file enormi, che generavo senza mai salvare, né unire i livelli.

Anche nella stampa esiste un’unicità, ne parlerò nell’articolo in preparazione “Un tappeto per Thomas Sankara”.
Io uso ancora scanner, fotocamera e computer d’inizio secolo e non ho consigli da offrire sull’hardware per chi vuole avvicinarsi ora. Se avete consigli in merito scrivetemi.

Guarda anche – “L’anti-accademia”


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